Letteratura leggera

Piccolo aggiornamento estivo per un consiglio letterario del tutto disinteressato (per una volta è vero, eh): è uscita ormai da un mesetto la Storia (parecchio alternativa) della letteratura italiana, opera seconda dell’amica Antonella Landi, la leggendaria Profe dell’omonimo e seguitissimo blog. Non si parla di fincipit, ma è pur sempre un modo di prendere con ironia la letteratura di casa nostra e i suoi protagonisti, autori dei classici che hanno segnato la nostra fanciullezza. E il risultato è una vera sorpresa.

Partendo dalle prime, timide incursioni (piene di K come nemmeno i peggiori sms) del volgare nella lingua scritta, il libro attraversa in una spassosa carrellata tutte le stagioni della letteratura italiana, soffermandosi spesso su quel che i libri scolastici non dicono: le goliardate di Dante, le novelle più sconvenienti di Boccaccio, la piacioneria di Foscolo e l’igiene personale di Leopardi. Il tutto nello stile frizzante, esplicito e toscanissimo che ha reso popolare l’autrice.

Negli studenti maschi, invece, si risveglia il gesto atavico della grattugiata ai bassi fondi.
“Leopardi? Per carità! Quello porta male!”
Nulla di più lontano dalla verità. Se c’è un autore grazie al quale un giovine di oggi può sperare di conquistare e concupire individui dell’altro sesso, quello è proprio lui.
Il disagio e la difficoltà esistenziale (ormai l’abbiamo capito bene) fanno fascino e creano curiosità. L’ammissione di un malessere psicologico sotterraneo e sordo, la rivelazione di un’agitazione interiore che impedisce di vivere sereni e ridanciani sono carte eterne da giocare, sempre vincenti.
“Sì, però intanto Leopardi non ebbe mai una donna” potrebbe ribattere qualcuno.
Vero anche questo, ma per altri motivi: il poeta nato a Recanati non si lavava quasi mai. Dichiaratosi allergico al sapone (sia liquido che in barretta) si teneva a distanza di sicurezza da lavandini, bidè e vasche da bagno come se c’avessero dei vetri rotti intorno.

Un’opera documentatissima che, tra un aneddoto e un gossip d’annata, usa la leggerezza per farci conoscere meglio i padri della nostra lingua e le loro opere, riuscendo persino a farcele amare. Abbiatecelo!

PS: Ovviamente il consiglio è valido solo per chi già possiede il libro dei fincipit, che è propedeutico alla consultazione dell’opera in oggetto. Approfittiamo per ricordare ai più parsimoniosi che su IBS entrambi i volumi godono del 20% di sconto, mica fanfole. Fatevi un regalo, anzi due!

3 thoughts on “Letteratura leggera”

  1. Dante e l’hashisc

    Nel mezzo del camin di nostra vita
    ci stava nell’impasto cosa scura
    che sol l’idea di farci un solo tiro
    ti si strizzava il retro di paura.

    Ahi quanto dir cos’era è cosa dura
    non sai la qualità né la misura
    era erba selvaggia aspra e forte
    che nel pensier rinova la paura.

    Tant’era forte che poco di più è come morte
    ma dopo che ho tirato che trovai?
    Dirò tra l’altre cose che v’ho scorte:
    giravan gli arabeschi a onde smorte

    Io non so ben ridir come v’entrai
    tant’ero pien di sonno a quel punto
    che la verace via abbandonai
    e mai così più forte il disappunto

    ma poi che fui un po’ folle giunto
    la dove ti schizzavano le palle
    pensavo che lo sballo si chetava
    e invece si piegarono le spalle…

    Ammazza che legnata
    alfine giunto
    che lingua era legata ed io
    non ero più compunto

    guardai in alto e vidi delle sfere
    vestite già dei raggi del pianeta
    allor fu la paura un poco cheta
    la notte la passai piuttosto pieta

    E fui come quei che
    affranti e con lena affannata
    usciti fuor dal pelago alla riva
    si volgono a guardar

    fumo che appesta l’aria
    mentre li riportava alla deriva
    Svuotato il camin di nostra vita
    mi riprestai a riempirlo ancora

    di un altro impasto che
    smozzicai con dita
    lo ripigiai all’interno
    alla buon’ora…

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